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Il terrore della grammatica nella scuola italiana

Da quando insegno noto sempre più con un certo stupore, misto a terrore, una forma di patologia strisciante nella nostra scuola, specie fra i docenti di italiano, ovvero il terrore verso l'insegnamento della grammatica della lingua.

Sembra quasi che, alla stregua di certe forme estreme della grammatica generativa, si consideri futile o addirittura fuorviante l'insegnamento della grammatica normativa, ancora di più in quelle scuole in cui il livello di conoscenza della lingua appare basso. Come se la grammatica fosse un peso.

Ecco, io non posso dimenticare ciò che mi ha insegnato uno dei miei docenti più preparati, ovvero che lo scopo primario della scuola pubblica dovrebbe essere l'insegnare a leggere, scrivere e fare di conto, ovvero dare le basi per ogni studio critico che non si può non fondare che su solide fondamenta.

Invece molto spesso mi sento dire da colleghi dei più disparati che ad insegnare queste cose si sono rotti le scatole, che non potrebbero ripetere di anno in anno lo stesso programma senza impazzire. Fermi restando i dati impressionanti sul burnout fra gli insegnanti, non posso non annotare due considerazioni:

  1. Nessuno vi ha obbligato ad insegnare
  2. Siamo degli impiegati pubblici, non dei liberi imprenditori; penso che ciascuno di noi darebbe di matto se allo sportello della posta sentisse dire che l'impiegato si è stancato di fare raccomandate e che la nostra lettera è disposto a spedirla solo come pacco celere

Tutto questo, ovviamente, ha origini varie, compreso l'atavico maltrattamento dei docenti che li porta alla sfiducia nel sistema e nel loro lavoro. Ma tale sfiducia non può essere la scusa per interpretare male il nostro mestiere, perché a pagarne le conseguenze saranno i nostri alunni.

Un alunno privo delle strutture grammaticali è anche un alunno privo di capacità logiche sviluppate, che interpreta male il testo nell'accezione più ampia di questo termine, che non capisce ragionamenti complessi; è infine un alunno debole anche per colpa nostra.

 

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