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Roberto Bolanõ, Chiamate telefoniche

Chiamate telefoniche di Roberto Bolanõ racchiude alcuni fra i più bei racconti dell'autore cileno, morto pochi anni dopo la pubblicazione di questo volume attendendo un trapianto di fegato.

Tra le pagine del libro vediamo rincorrersi personaggi al limite dell'anonimato, quasi dei fantasmi, la cui unica ragione di esistere sta nella possibilità per il narratore di dare loro vita. Dei miserabili le cui vite sono costellate di fallimenti, errori prevedibili, dissoluzione e incomunicabilità, in un affastellarsi di scene rapide, cinematografiche, intervallate da improvvise epifanie di umanità.

Amore e morte, arte e spazzatura, come giustamente spesso si dice dell'arte di Bolanõ. L'umanità nascosta fra i disadattati, fra i nevrotici, gli ultimi, gli sconfitti e i bohémien. L'umanità che si scopre sacra mentre si gira un porno, come nel racconto intitolato Joanna Silvestri, o che si nasconde fra i meandri della prostituzione e della mafia russa, come ne La neve. Storie in cui sono proprio le persone che all'apparenza dovrebbero essere le più lontane dal sentimento del rispetto umano, sono proprio quelle persone a disvelare realmente cosa è vita e cosa ci rende e degni di vivere.

In altri casi invece il lettore non può non riconoscersi nell'assoluta immobilità e incapacità a comprendere il reale di personaggi quasi anonimi. È così in Detective, che dà il titolo alla seconda sezione del libro, e ancor di più in Chiamate telefoniche, da cui trae il titolo il libro: in questo racconto addirittura i protagonisti non hanno nome e con essi identità, sono solo contraddistinti dalle lettere A. e B., in una vicenda talmente paradossale e dolorosa da poter occorrere a chiunque.

Si parlava di amore e spazzatura: in Bolanõ questi elementi si rincorrono; non c'è storia in cui i protagonisti non affrontino il loro bisogno di umanità facendo l'amore, e non c'è storia in cui i lati peggiori del vivere umano non vengano affrontati di petto. Alcolismo, droga, prostituzione, violenza, pornografia: tutto ha pari dignità nei racconti dell'autore, perché tutto è specchio dell'umano vivere, in cui, al di là della visione infranta del reale, si può riconoscere un bisogno di affrontare in maniera virile le follie del vivere umano, privo di certezze e sconvolto finanche dalla violenza della persecuzione e della carcerazione.

Un autore per il ventunesimo secolo, come giustamente si dice da più parti per Roberto Bolanõ; forse proprio per questo suo modo virile di affrontare il non senso, non rassegnato, in un continuo anelito all'umanità lì dove essa appare più lontana.

 

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