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Lo sciopero europeo del 14 Novembre, #14n

Citando Saviano, non vedete cosa succede fra le strade? Non vedete che il nemico comune non è né il poliziotto né il manifestante e che manganellare a caso non servirà a nulla?
La giornata appena trascorsa è stata ad un tempo storica e fallimentare: storica perché a memoria non s'era mai visto uno sciopero organizzato dalla gran parte delle organizzazioni sindacali europee, tutte insieme per protestare contro la politica di Austerity della Unione Europea, sempre più chiusa nei suoi palazzi tecnocratici e nella ristrettezza politica della cancelliere Merkel. Da notare come in Italia, al solito, si possano dare per disperse la CISL e la UIL di Bonanni e Angeletti. Facciano sapere questi due sindacati quando avranno intenzione di tornare a tutelare i diritti dei lavoratori e il welfare. Ovviamente assente anche il PD, buono sulla carta a definirsi forza di sinistra, ma quando c'è da sporcarsi le mani in piazza, sono sempre gli altri a dover fare il lavoro sporco.
Dicevamo che questa giornata è stata anche un fallimento: non per la partecipazione popolare. In Europa non si vedevano simili manifestazioni collettive delle classi più povere dagli inizi del novecento, quando a muoverne le fila era l'Internazionale comunista e socialismo non voleva dire tangenti, ma difesa dei più poveri.
Il fallimento sta nel ricorso ad una violenza cieca, folle e senza senso, da ambo le parti, manifestanti e forze dell'ordine. L'imbarbarimento dell'Europa nell'ultimo ventennio è ormai evidente. Da un lato una società civile che ha lasciato per troppo tempo che le decisioni venissero prese per delega da una classe dirigente incolta, incompetente e profittatrice, per risvegliarsi povera e arrabbiata, ma forse ormai troppo tardi. Una generazione che si affaccia sui trent'anni priva di ogni certezza, pagando colpe non sue, ma di padri che dagli anni ottanta almeno hanno condotto politiche miopi e di corto respiro. Una generazione che viene oggi oltraggiata da parole senza senso e dall'amaro sapore del fascismo.
Non vale neanche la pena di citare i soliti commenti idioti provenienti dalla destra nostrana, quelli che mandano le loro cricche ad insultare gli ebrei per strada e poi apostrofano le libere manifestazioni come uno scempio verso la comunità ebraica romana; o quel politichetto di cui si viene a conoscenza soltanto in queste ore di sfacelo politico della destra nostrana, che di fronte alle manifestazioni di mutua violenza, non riesce a dire di meglio, su Twitter, che verso i manifestanti le manganellate non sono mai troppo poche.
Non parleremo quindi di questa piccola e meschina classe dirigente nostrana, non ne vale la pena, anche perché già finita nella sua innocente e ignorante inconsapevolezza insieme ad un partito mai esistito e fondato su un cavaliere inesistente di calviniana memoria.
Quello che stupisce e rincresce sono le frasi di segno puramente fascista della cancelliere Merkel. Verrebbe da dire che certi stereotipi valgono sempre: così come la stampa tedesca non riesce a dire degli italiani se non il classico ritornello del traditore mafioso che suona il mandolino e mangia la pizza, allora potremmo azzardare che la Merkel e il suo governo fanno davvero tanta fatica ad accettare che il resto dell'Europa non ne possano più della loro politica autoritaria, tanto da arrivare al commento sprezzante di oggi, rispettiamo le piazze ma faremo cosa è giusto. Detto in altri termini, frignate quanto volete, voi non capite un cazzo e valete anche meno, si fa come diciamo noi. Punto.
È questa l'Europa?

A me, onestamente, dell'Europa dei popoli non frega un cazzo: a me frega dell'Europa del popolo.
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