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L'Europa tra democrazia e spinte autoritarie

Il giorno dopo le elezioni diffuse in tutta Europa, il Vecchio Continente sembra sempre più vicino ad una situazione vissuta quasi un secolo fa. Di fronte alla crisi economica e dei mercati, la politica europea si spacca in cerca di soluzioni sempre meno condivise. Come da attese, lì dove le democrazie possono vantare antiche tradizioni, come in Francia e in Gran Bretagna, a prevalere sono i partiti riformisti, anche se il Fronte Nazionale è di certo uno squarcio sulla democrazia francese da tenere sotto controllo. Invece lì dove lo stato democratico non è consolidato, vediamo l'ingresso trionfale nei parlamenti di forze populiste, nazionaliste o apertamente fasciste. È il caso della Grecia, su tutti, paese che sta pagando la miopia della politica europea ma anche anni di mala gestione interna, ma vedremo che sarà il caso anche dell'Italia.

A ben guardare, negli ultimi venti anni in Italia molte forze extraparlamentari si sono scontrate, e fra queste non è da sottovalutare il potere della magistratura. Oggi, di fronte alla ventata di anti politica proveniente da partiti come la Lega Nord e il Movimento Cinque Stelle, assistiamo ad una nuova scorribanda delle procure contro il malcostume della politica italiana e gli scheletri nell'armadio di queste forze politiche. Se le procure avranno la funzione di anticorpi contro i movimenti che tendono ad agire fuori dalle regole democratiche o se saranno invece causa del loro stesso fiorire, dipenderà solamente dalla capacità delle forze parlamentari di ricostituirsi e di ridare fiducia al paese.

Il governo Monti, il governo dei tecnici, è evidentemente un governo che si trova ad agire, a ben pensare, su due fronti complessi. Da un lato ha a che fare con un mercato globale che non si farebbe problemi ad approfittare del crollo del paese; dall'altro lato deve fronteggiare un paese in cui la gestione della cosa pubblica ha abituato per decenni gli Italiani a vivere oltre le loro possibilità e approfittando delle regole farraginose del nostro sistema sociale, sistema di cui siamo tutti bravi a lamentarci ma che nella pratica nessuno vorrebbe realmente modificare. Perché ha fatto comodo a tutte le forze politiche uno stato pachidermico, in cui sistemare i figli, i nipoti, i parenti. Fa comodo a tutti sentirsi dire che la prima casa è un diritto (secondo quale prospettiva?) e che per tanto non andrebbe tassata. Fa comodo a tutti un sistema previdenziale che si basa sull'ignorare le conseguenze delle spese folli presenti.

D'altro canto compito della politica è risolvere le questioni sociali, non semplicemente mettere in pratica le richieste che giungono dal mercato. Allo stesso tempo compito della politica è pensare al bene comune: è un politico non colui che urla più forte e per questo riesce a farsi seguire meglio dalla folla, ma colui che ascolta il parere di tutti per poi cercare la via per raggiungere il bene comune.

In una Europa disastrata in cui ogni stato va per sé, in cui la Germania pretende che il rigore teutonico sia la regola senza se e senza ma, in cui si è schiavi del mercato, la moderazione, l'occhio sulla vita concreta dei cittadini, senza demagogia e senza populismo, questa deve essere la cifra politica.

 

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