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Prenditi cura di lei, di Kyung-Sook Shin

 Prenditi cura di lei dell'autrice coreana  Kyung-Sook Shin è un libro che ti strazia nella sua bellezza. L'autrice, con una sensibilità tutta femminile, narra le vicende di una famiglia in cui, improvvisamente e all'apparenza senza un perché, viene a scomparire la madre-moglie, figura che a poco a poco si scopre cardine dell'intero gruppo familiare. 
Nel ricordo di ciascuno dei figli, del marito, si svolge il ritratto di una donna, madre come tante che, fra le sofferenze di una vita di sacrifici nella Corea dilaniata dal conflitto fra fratelli del nord e fratelli del sud, tiene insieme in silenzio i cocci di un matrimonio mai amato, di figli che crescono per numero ed età rapidamente, voraci e promettenti tanto da far temere alla povera donna della possibilità stessa di nutrirli.
Insieme al ritratto della donna emergono le paure e i rimorsi del marito, uomo che ha sposato una donna che non conosceva in un matrimonio combinato, dei figli, tanto attenti alla loro realizzazione da non aver mai fatto caso alle privazioni a cui la madre si sottoponeva per crescerli, sino a non vedere la malattia che aveva iniziato a corroderla.
Una donna che non sa leggere e che non per questo non si priva del piacere di farsi leggere i libri della figlia scrittrice, crescendo in segreto, i propri figli ormai lontani, dei bambini di un orfanotrofio, chiedendo in cambio solo il piacere di conoscere quei libri di cui andare orgogliosa.
Un marito mai amato davvero ma a cui si cinge in un legame di devoto rispetto, anche nel momento in cui si viene traditi, e un uomo, conosciuto per sbaglio, amato sempre in segreto, mai neanche sfiorato.
La vita di una donna come tante, una madre come tante, trent'anni ripercorsi con tratto fine, con una penna, questa sì, lucida, semplice, sempre poetica. Una prosa semplice, che per la forza stessa del tema non ha bisogno né di perdersi nell'arte della retorica né in una finta mimesi della semplicità di pensiero di una donna di campagna o dei singoli personaggi. Sono le riflessioni a parlare per i personaggi, prima ancora delle loro parole, in un libro che vale la pena di leggere, pur straziandosi, come dicevo in apertura, per i rimorsi che ogni figlio, gioco forza, si troverà a soffrire in questa lettura.
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