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Bozzetti: sul treno


 La signora si sedette di premura, quasi avesse fretta. Sotto gli occhiali bianchi neve degli occhietti ancora semichiusi, scuri come la pece, e le mani indaffarate. Sembrava dovesse guidarlo lei il treno. Si tolse il cappotto gettandolo sul sedile accanto e fissò il finestrino. Il paesaggio, dapprima lentamente, poi tracciando immagini sempre più sbiadite nella sua corsa, cominciò a scivolare via sullo sferragliare del vagone sulle rotaie: assieme alle montagne che lontane comparivano e sparivano senza sosta, anche i suoi pensieri presero un'altra via intrapresero un altro viaggio, e della fretta con cui s'era seduta senza curarsi dei compagni di viaggio non rimasero che gli occhi, ora sì, chiusi a ricordare altri volti e altri luoghi.
Un uomo qualunque, quello che era sempre stato e che probabilmente sarebbe rimasto. Posò la valigetta in pelle sulla cappelliera, si tolse i guanti ed un cappellino che aveva riparato una fronte stretta dalle strette del freddo. I capelli ormai radi e bianchi costellavano allegramente il suo capo, confusi e sparigliati dalla sveglia che, evidentemente, non aveva lasciato tempo e voglia al pettine. Mentre iniziava a sfogliare con cura il quotidiano lanciava sguardi furtivi nel resto della carrozza, cercando forse qualche sguardo conosciuto o più semplicemente attento a che nulla di male potesse accadere alla sua quiete; mentre il controllore con fare gentile gli chiedeva il biglietto digrignava un sorriso poderoso, non di meno seguito, al suo allontanarsi dall'espressione di stizza di chi compie gli stessi gesti ormai da anni. Al fischio del treno si chiuse nel suo mondo imperturbabile fatto di parole trafilate sulle pagine e occhi che, all'incontrare i suoi, fuggivano scandalizzati dalla sua mediocrità.
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