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Russia, Libia, Italia e Germania - l'autoritarismo che incombe

Che l'Europa e l'Occidente vivano una stagione travagliata, è sotto gli occhi di tutti. Per vari motivi, ed in fondo sappiamo che questa stagione non nasce ora e solo per le colpe dei più recenti governanti. Leggo proprio oggi ad esempio che una famosa rivista, WIred, nomina Giorgio Napolitano l'uomo dell'anno in Italia; stessa cosa credo abbia fatto il Times. Insomma, tutta una generazione di politici e politicanti sembra aver fallito e dover lasciare posto o a competenze tecniche non scelte (come nel caso dell'Italia ma, in senso più ampi, dell'Europa intera) o a preoccupanti autoritarismi; e talvolta i due fenomeni vanno a braccetto.
L'Italia del resto negli ultimi quindici anni è stato in un certo modo laboratorio di questo fenomeno in Europa: governati da un uomo che ha manipolato i media in suo favore, abbiamo intessuto allenze con alcune fra le più squallide potenze sul pianeta, sempre sulla base di connivenze a amicizie più o meno interessate fra i governanti. Fino ad arrivare alla crisi, al punto di rottura, e ad un paese che, sulla base della necessità di un risanamento rapido delle finanze, è stato affidato ad un gruppo di tecnici, che, in quanto tali, non sono stati scelti dal popolo ma dalla figura stessa del nuovo Presidente del Consiglio Mario Monti con il beneplacido del Presidente dell Repubblica Giorgio Napolitano. Per carità, una scelta probabilmente necessaria, ma di fatto "una pausa della democrazia". Intorno a noi intanto si susseguono accadimenti più o meno straordinari: la primavera araba, fallimento e rinascita Islandese, il movimento degli Indignati, e altri accadimenti molto meno straordinari, o, se vogliamo, molto, molto preoccupanti. Innanzitutto la campagna elettorale russa, uno degli alleati di fiducia del Presidente del Consiglio SIlvio Berlusconi, ricordiamolo, dove si susseguono atti intimidatori nei confronti delle opposizioni e delle ONG presenti sul territorio per controllare la legalità di quanto avviene. Un autoritarismo figlio di altri degno di altri secoli e millenni, che mal si concilia con quella che dovrebbe essere una delle più grandi potenze: soprattutto se contraltare ne è un Barack Obama in crisi ma sicuramente frutto di una democrazia matura.
L'Europa poi, ormai affidata al controllo Franco-Tedesco, denota anch'essa la reale assenza di una democrazia interna. Se l'Europa fosse realmente sarebbero i suoi elettori a sceglierne la guida, non un simposio di due o tre governanti che, sull'altare dei loro interessi, sono pronti a sacrificare altri popoli e stati interi. Questa Europa è di fatto una lobby di pochi potenti da cui, sia chiaro, noi non veniamo invitati a partecipare alle decisioni. Anzi, è sotto gli occhi di tutti, additati come causa di una crisi che in realtà non è solo nostra, ne saremo la prossima vittima dopo la Grecia. 
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