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Importanza di un’opera

Importanza di un’opera:

Andrea Inglese


L’importanza di un’opera poetica contemporanea non dovrebbe basarsi sulla popolarità (numero di copie vendute e/o notorietà del nome d’autore, per festival, premi, interviste) né sulla leggibilità della sua opera (una poesia “finalmente” accessibile a un lettore qualsiasi). Un’opera poetica importante è un’opera che costringe coloro che le sono contemporanei a sospendere il loro rapporto ovvio e familiare con il linguaggio. Non pretendo che il genere poetico sia l’unica forma di scrittura letteraria in grado di fare questo, ma mi sembra che in ciò consista la sua caratteristica e l’eredità, quindi, che si assume chi perviene al genere e dentro vi lavori in modo sempre diverso. (Perché la lingua di cui si vuole sospendere l’uso non è la lingua di ieri, ma quella di oggi, dei parlanti, e bisogna agire attraverso di essa in una maniera che non ha precedenti.)


L’importanza dell’opera poetica di Giuliano Mesa si misura, dunque, sulla capacità che ogni suo verso esprime di ricondurci al linguaggio, che è storicamente il nostro, attraverso un itinerario inaspettato, enigmatico. Nel corso di questo smarrimento sono poi delle elementari figure dell’umano, straziate e strazianti, che emergono. Quelle figure che le narrazioni dell’attualità tendono per lo più a reificare, quando non le occultano o semplicemente dimenticano.


Conta poco, allora, che quest’opera importante, tra le pochissime che si collochino esemplarmente sul finire del novecento, pur aprendo al secolo successivo, non sia disponibile in quelle due o tre collane di poesia che ogni libreria italiana continua ad esporre sugli esigui scaffali dedicati al genere; conta poco se le pagine culturali dei quotidiani italiani, che generalmente disconoscono – a ragion veduta – un genere letterario che sospende l’ovvietà della comunicazione, non avranno dedicato a Mesa neppure un trafiletto necrologico – nonostante sia questo il genere pubblicistico che esse considerano più idoneo alla poesia; conta poco, infine, che tra quegli autorevoli critici che (ancora) scrivono di poesia, pochi fossero al corrente dell’esistenza di tale opera o ad essa abbiano dedicato un qualche lavoro consistente.


L’opera di Giuliano Mesa, infatti, nonostante la distrazione di alcuni, è da anni letta e commentata da altri, ha esercitato ed esercita, soprattutto sulle generazioni dei nati dai Sessanta in poi, un indubbio e prezioso magistero, come l’ha esercitata la figura libertaria, discreta e intransigente del suo autore. Che una tale opera abbia conquistato un tale spazio al di fuori delle marche più evidenti dell’ufficialità, è questo un problema che non la riguarda, ma su cui dovrà semmai interrogarsi quella generazione di addetti ai lavori che si pretendono in qualche modo responsabili di tale ufficialità.


*


[Questo pezzo è uscito sul n° 13 di "alfabeta2", nel supplemente "alfalibri"]


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