Passa ai contenuti principali

Humanum fuit errare

Humanum fuit errare:
ritardi_treno1

[photocredit http://radio.rcdc.it]


Laggiù al Castello di Trenitalia le cose non buttano bene. Qualcuno se ne sarà accorto, che c'è uno sciopero a settimana, e che son più le volte che a guardare il tabellone degli orari bisogna prima invocare l'intervento del santo di fiducia. I lavoratori sono incazzatissimi, i pendolari sono incazzatissimi, e io pure, visto che leggere in stazione con quel clima lì, di gente che schiuma dalla rabbia e che a chiedere un accendino in prestito rischi come effetto collaterale di sorbirti una filippica sulla crisi, con frasi come «va bene che c'è qualcosa che non va, ma il lavoro è il lavoro», oppure «vedi, potrebbero accontentarli, e invece non lo fanno e io chissà quando arrivo a casa», dicevo, leggere in quel clima lì non è il massimo. Ogni volta mi tocca chiudere il libro, appoggiarlo sulla panchina, farmi accendere la sigaretta e poi ascoltare pazientemente. «Ma lei, lo sa che Monti è un massone che vuole costruire un nuovo ordine mondiale?». Poi per miracolo passa un treno qualunque, tutti si fiondano sopra, qualcuno rimane a terra perché non c'è posto, e i vagoni ripartono stracarichi sferragliando più del solito. Il problema è che tutta la rabbia si incanala contro i lavoratori. L'equazione è piuttosto semplice. Se non c'è il treno, è perché chi lo doveva far partire è a casa a spararsi Pomeriggio 5.



Ovviamente, le cose non stanno proprio così, di mezzo c'è Trenitalia che taglia i collegamenti notturni tra nord e sud (sì, gli espressi notturni, proprio loro) con conseguente licenziamento di un sacco di persone, e c'è il taglio dei finanziamenti statali ai trasporti. Questo provo a spiegarlo a un tizio (che d'ora in poi chiamerò Ettore) che sta prendendo a male parole un esile ferroviere che tentava di comprarsi un Mars alle macchinette. Incredibile ma vero, Ettore se ne va, anche se arrabbiatissimo, il ferroviere mi ringrazia e me ne torno alla mia lettura (un manuale dell'enciclopedia Loescher sulle ferrovie, per la cronaca, datato 1966). Un successo, insomma.



Passano sei giorni, e tutto si ripete. Sciopero, rabbia, Ettore, manuale Loescher. Questa volta però il bersaglio è il tipo che raccoglie i mozziconi dai binari, colpevole di avere sulla mantellina giallo fosforescente il marchio “centostazioni”. Ettore lo assedia e comincia a raccontargli che lui non può andare avanti così, che ha una famiglia e degli interessi eccetera eccetera. Io vado lì, e da buon samaritano fuori luogo quale sono invoco il potere della letteratura per sedare lo scalmanato pendolare, ma non trovo niente e me ne esco con un «Humanum fuit errare, diabolicum est per animositatem in errore manere, Sant'Agostino. Vuole lasciare in pace questa gente?».



Capisco che la citazione non gli è piaciuta quando mi sputa su una scarpa e scaraventa in aria il pacchetto di patatine che tenevo in mano, patatine che finiscono tutte per terra con mio grande dispiacere. Poi interviene qualcuno e tutto finisce lì. Va beh, mi dico, almeno la Loescher è salva, e il tizio dei mozziconi mi ringrazia con un cenno del capo.



Posta un commento