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Svolte (?)



Siamo giunti al vero momento di svolta, mentre una serie di giornate cruciali e tragiche si susseguono per il paese. La borsa crolla, il debito cresce, lo spread nei confronti della Germania giunge a limiti mai toccati, al limite del default ci troviamo certamente in un momento difficile, difficilissimo, per la nostra democrazia, per il concetto stesso di rappresentatività del parlamento e per quello di sovranità popolare.
Come da più parti si è fatto notare di fronte ad un vero e proprio commissariamento coatto della UE l'Italia non potrebbe fare altro che adeguarsi a quanto ci viene richiesto con sempre maggiore insistenza.
Dico potrebbe, perché allo stato attuale in realtà nulla abbiamo fatto davvero, solo una serie di promesse non mantenute.
Colpa certamente di un governo più attaccato alle poltrone e ai sondaggi che alle reali necessità del paese. Che il governo e la maggioranza del parlamento si siano rivelati, nel corso della magistratura, composti per la maggior parte da figuri politici inconsistenti e meschini è cosa evidente. Tanto che a poco a poco le poche figure realmente rappresentative di una vera classe dirigente di destra si sono smarcate da questo PDL, caricatura di un vero partito moderno e democratico. I vari Gianfranco Fini, Bocchino, Della Vedova, Pisanu, sono stati tutti profeti in patria tentando in tutti i modi di far capire come quella accozzaglia che si è radunata intorno ad un Cavaliere errante non era di certo un partito con la "p" maiuscola, ma solo un coacervo di personaggi più o meno in buona fede alla ricerca di poltrone.

Ma la responsabilità morale è tutta da addebitare agli italiani stessi che per anni hanno accettato, tollerato e anzi protetto una classe dirigente di destra (della sinistra dirò fra poco) chiusa, gretta, meschina, intollerante, xenofoba, ideologizzata e attaccata alla poltrona, composta da personaggi legati ad un padre padrone o da creature in leghismo incolto e razzista. Insomma, il peggio di quanto si potesse proporre.
Esattamente la stessa classe dirigente che, come prevedibile, oggi rifiuta un governo di intesa fra tutti i partiti in difesa della salvezza dello stato. Dietro un semplice ragionamento: se le volete fare le riforme lacrime e sangue che noi abbiamo evitato di fare davvero per anni, ve le fate voi, noi ci attacchiamo ai nostri sondaggi e speriamo di recuperare qualche punto percentuale non macchiandoci le mani con quei cambiamenti al clieentelismi italiani che abbiamo evitato per tre anni.

Un paese che ha accuratamente evitato di colpire gli evasori, ha tagliato sulla protezione dell'ambiente (con i risultati a tutti evidenti nelle recenti alluvioni), cacciato i migliori talenti, infangato e offeso la sua cultura, sputato più volte sulla propria bandiera e sulla propria costituzione. Un Cavaliere inesistente al limite dell'eversione più volte, un soldatino verde di piombo sempre nascosto dietro il folklore del suo partito mentre cacciava come streghe medievali rom e stranieri. Se avessimo avuto la maturità richiesta, tutti noi italiani, questi figuri non sarebbero stati al governo, ma in un aula di tribunale a rispondere dei reati di villipendio e di eversione.

Non avrebbero infangato le nostre istituzioni dal 1994, insultato la nostra stessa intelligenza.

Dall'altro lato certo, una sinistra ridicola. Persa nel farsi la guerra da sola, fra personaggi che dovrebbero avere smesso con la politica attiva dopo uno qualsiasi fra i loro vari fallimenti e invece perennemente intenti a difendere le loro rendite di posizione. Per essere chiari, la sinistra nostrana, forse in buona fede, non è comunque composta da figure di spessore maggiore rispetto alla nostra destra. Spessore morale o intellettuale.



Si può solo sperare che di fronte alla necessità prevalgano gli interessi del paese e che i vari capipopolo pronti a volteggiare come avvoltoi sopra i cadaveri di un quindicennio di berlusconismo, attendano al meno di aver tratto fuori dal pantano in cui si trova il paese. C'è un Mario Monti che il Presidente della Repubblica è pronto a fare Presidente del Consiglio. Possiamo solo augurarci che le forze civili e responsabili del paese sappiano coagularsi intorno a lui ed al Presidente della Repubblica per traghettare il paese verso una nuova fase politica, civile, sociale, intellettuale.
Di impegno collettivo, a cui tutti sono chiamati a partecipare attivamente, sì, ma non a furor di popolo o di plebisciti, ma con contributi concreti, con l'intervento della società civile e delle sue proposte riformiste, con il dibattito degli intellettuali, troppo persi ad apparire nei salotti dei media per scoprire cosa vuol dire davvero la politica attiva, il macchiarsi, lo sporcarsi le mani, dopo aver lasciato per anni lo stato in balia di conduttori, vallette, soubrette, stelline della televisione, puttanelle e tuttologi.

Per poi riflettere su quanto sia lecito che un paese sia commessiorato dai mercati o se la scelta islandese, un reset del sistema politico ed economico per il bene della società, non sia la scelta giusta di fronte ad una crisi in primo luogo finanziaria. Ovvero, detto in altri termini, la crisi dei banchieri la devono sempre e comunque pagare gli operai o i precari? O non sarebbe eticamente corretto varcare le porte di un vecchio capitalismo, anche se globalizzato, e spingerci oltre verso nuovi sistemi di condivisione delle ricchezze? Nell'epoca della rete globale, della globalizzazione dei processi di produzione, epoca che mette in discussione persino il diritto di proprietà intellettuale delle idee e delle invenzioni, è ancora corretto che la proprietà fisica, la ricchezza, sia gestita e nelle mani di una così piccola parte della popolazione mondiale, dalle cui scelte commerciali e politiche dipendono poi conseguenze catastrofiche per una popolazione che ha ormai raggiunto i sette miliardi di uomini? Nell'epoca della globalizzazione la proprietà privata così come è intesa quanto meno dall'epoca storica, ha ancora un senso o va rivista nelle sue specifiche?
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