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La Primavera Araba non è la Rivoluzione Francese

Non so, forse abbiamo sbagliato tutti, forse per noi occidentali che viviamo in stati laici o presunti tali da ormai quasi duecento anni, comprendere quanto sta accadendo nei paesi arabi è davvero difficile.
Questa riflessione nasce dagli scontri riaccesisi a Piazza Tahrir, al Cairo, in Egitto. Scontri nati da delle motivazioni ben precise che però noi facciamo fatica a comprendere.
Semplificando molto si è detto che gli scontri e la nuova sommossa derivino da legittime proteste contra la giunta militare. Ma contro cosa si protesta precisamente? 
In realtà chi è sceso in piazza, guidato dai Fratelli Musulmani protesta contro alcune norme approvate dalla giunta militare in previsione delle imminenti elezioni, che si terranno alla fine del mese. Quali norme? Innanzi tutto la giunta aveva previsto che la costituzione da approvarsi dichiarasse esplicitamente l'Egitto una repubblica civile sottintendendo in questo modo l'assoluta laicità dello stato. Questa definizione, sgradita al futuro partito di maggioranza, è stata soppressa in favore di una più neutra definizione di repubblica democratica. Il problema quindi risiede nella natura stessa dello stato egiziano. Di fatto l'azione della giunta militare si spiega con la recente vittoria in Tunisia del partito islamico: così come in Turchia, in Egitto è ancora aperta la questione della laicità dello stato, caratteristica di cui, a quanto pare, solo la giunta militare intende farsi carico. 
Altro motivo delle proteste, agli occhi occidentali molto più condivisibile, sta nella pretesa da parte della giunta di poter scegliere i cento padri costituenti, proposta quanto mai inopportuna all'alba di una nuova democrazia.
In tutto ciò si evince comunque come quel passo che fu fondamentale per la storia dell'occidente, l'aver istituito un confine inderogabile fra natura laica dello stato e fedi religiose, sia ancora lungi dall'esser compiuto nei paesi arabi. Ovvero la ricerca di democrazia in questi stati non coincide con la ricerca di laicità.
L'indignazione di Wall Street, delle piazze madrilene, dei festanti davanti a palazzo Chigi alle dimissioni di Berlusconi è quindi qualcosa di ben diverso rispetto a quanto accade a pochi chilometri dalle nostre coste. 
Forse noi tutti, nella sbornia dei globalizzazione della rete, siamo andati a confondere processi storici apparentemente simili, ma nella realtà profondamente diversi. E questo dovrebbe insegnarci qualcosa, o meglio ancora, ricordarci che la storia non è mai uguale a se stessa, che gli avvenimenti non si ripetono e da questo dovremo imparare a tenerci ben distanti dalle facili generalizzazioni e dalle demagogie che da ogni angolo si affacciano sulla nostra opinione pubblica.
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