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Morire sempre per gli stessi motivi

Strano paese il nostro, forse folle, sicuramente immaturo. Vantiamo la nostra tecnica, la nostra arte la nostra cultura, eppure non siamo neanche capaci di gestire le consuete, ricorrenti con ritmo costante, emergenze. Ogni anno siamo allagati, alluvionati. Ogni anno vestiamo i colori del lutto, piangiamo i nostri morti, lamentiamo le cattive gestioni. E poi basta. Poi lasciamo che gli stessi incompetenti rimangano dove stavano, lasciamo che nessuno paghi.
Anzi lasciamo che questo sia il nostro sistema, il nostro modo di vivere e pensare.
Perché noi siamo il paese in cui la furbizia è un valore più quotato di impegno, studio, dedizione e competenza.
Da noi vince chi rottama, chi è l'anti politica, l'anti sistema. Da noi vince chi si propone non come il più bravo, ma come il più nuovo.
Da noi studiare è un privilegio, qualcosa di cui neanche c'è da vantarsi, tanto non serve. Siamo il paese dei grandi fratelli, dove i prestigiatori mediatici possono spacciarsi per guru della politica. Siamo il paese dei Berlusconi, dei Renzi, dei Gori, dei Saviano, tutta gente che anziché fare il suo mestiere noi scegliamo caparbiamente che stiano in posti che non spettano loro, perché sono il nuovo che avanza, e poco importa se non capiscono un cazzo di quello che dicono, sono l'anti sistema, e a noi piace.
Però almeno vi chiedo la cortesia, l'anno prossimo, a novembre, quando l'ennesimo alluvione colpirà il nord, oppure quando il prossimo terremoto devasterà il sud, smettiamola con la pagliacciata del nostro piagnisteo, perché davvero siamo artefici del nostro destino.

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