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308

Una volta quando si parlava dei famosi 300 si celebravano gli eroi di Sparta che alle Termopili bloccarono l'avanzata dei persiani per qualche giorno, fino al tradimento che li condusse alla sconfitta.
Oggi invece parliamo dei 308, ovvero dei fedelissimi del Cavaliere che imperterriti ne hanno votato alla camera l'ultima prodezza, ovvero quel rendiconto che già un mese fa era stato bocciato, nel suo primo articolo, dalla camera stessa.
308 quindi, ben lontani dalla maggioranza che potrebbe tenere in vita il governo. E anche in questo caso il condottiero parla di tradimento. Forse qualcuno dovrebbe spiegargli che si tratta semplicemente di libero arbitrio e di democrazia.
Un inciso. Lo spettacolo dei parlamentari italiani che cambiano ogni giorno fazione non per gli interessi del paese ma perché un capopopolo piuttosto che un altro promette loro di essere rimessi in lista, è una delle cose più tristi mai visti dai tempi di Giolitti. È evidente che la nostra classe dirigente in toto sia frutto della mistificazione del concetto di democrazia e di libertà d'espressione di un popolo. Una casta di profittatori, attaccati alle poltrone su cui siedono avvinghiati come polipi, in cerca sempre di una nuova occasione di guadagno alle spese del contribuente. Qualcosa di davvero molto triste, che in larga parte però corrisponde ad una cultura media e popolare che da più di vent'anni si è largamente diffusa nel paese. E in questo rientra in gioco il nostro presidente, che con le sue televisioni ha fortemente causato ed incentivato la cultura dell'arrivismo e del qualunquismo, già presente in nuce nel substrato culturale italiano.

Da prode condottiero qual è comunque il Cavaliere non è disposto a cedere lo scettro, piuttosto porterà alla rovina la baracca con tutti i suoi abitanti. Il modo è presto detto, un voto di fiducia al senato lì dove la maggioranza ancora tiene. E poi ancora settimane, forse mesi, di agonia fino al crollo finale. Dei nervi dei suoi oppositori, o suoi, chissà.
A farne le spese il paese, alle prese con un uomo evidentemente avulso dalla realtà, preso dalle sue beghe e dalle sue fisime, incapace di intendere come la sua stagione sia finita, volendo considerare in buona fede il suo impegno politico.

Che qualcuno lo fermi, o qui si arriva alla rivoluzione o al colpo di stato.

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