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Fini e la socialsfera

Fini e la socialsfera: "

La sfera pubblica è il luogo  ideale in cui, grazie all’azione dei media, si confrontano idee e posizioni, si definiscono punti di vista, si concordano decisioni, si forma, in definitiva, quella che chiamiamo pubblica opinione. Fino ad oggi, la sfera pubblica ha coinciso con il luogo ideale del dibattito pubblico strutturato dai mass media (radio, tv, giornali). Ma occorre fare ora i conti con nuovi mezzi di comunicazione, legati ad Internet, ma che presentano particolari requisiti di interattività e apertura alla partecipazione. Parliamo dei social media, (blog, social network), che stanno dando progressivamente vita a quella che possiamo definire sfera pubblica socialmediale o, per comodità, socialsfera.


Ci accorgiamo che la socialsfera esiste ed è importante perchè, sempre più spesso, da qui prendono il via nuove esperienze di mobilitazione e partecipazione civile e sociale; perchè i dibattiti accesi nella socialsfera fanno da contraltare o addirittura alternativa a quelli veicolati dal sistema massmediale; perchè il potere costituito comincia ad interessarsi sempre più pesantemente alla regolamentazione di questa nuova dimensione di confronto e discussione.


Un tema particolarmente interessante è quello del funzionamento della socialsfera. Le regole non sono ancora chiaramente definite. Ma un aspetto è chiaro. Socialsfera e sfera pubblica massmediale hanno avviato un gioco di rimandi e attenzioni particolarmente vantaggioso per quei soggetti - politici, sociali, economici, culturali - che hanno interesse ad imporre le loro issue, definire agende, promuovere azioni.


Questa peculiarità è stata efficaciemente ed intelligente sfruttata da Gianfranco Fini e dal suo entourage, che hanno seguito un piano di azione che potrebbe essere il modello di un possibile vademecum per la buona comunicazione politica nell’ambito della socialsfera:



  1. L’accesso ai mass media è precluso o limitato? Puntiamo sui social media!

  2. Il blog rimane lo strumento di comunicazione socialmediale più efficace per organizzare il dibattito e la partecipazione.

  3. E’ bene creare diversi spazi di presenza sul web, che si richiamano in un circuito di referenzialità amplificativa (Generazione Italia, Fare Futuro webmagazine, ecc.) per creare l’idea di un’area di dibattito di secondo livello, inclusiva del primo livello in cui avviene la partecipazione diretta degli utenti tramite commenti.

  4. Il social networking è utile per attivare passaparola e azioni di buzz, ma deve convogliare sempre l’attenzione verso lo spazio discorsivo dei blog.

  5. I contenuti veicolati sul web devono conquistare uno spazio fisso sui mass media tradizionali, preferibilmente a controllo diretto (Il Secolo d’Italia). Solo in questo modo si può concorrere a definire efficacemente agende e issue di rilevanza politica. L’accesso alla socialsfera, infatti, è inevitabilemnte precluso a molti soggetti per divide tecnologico, economico e culturale. Il grosso dell’opinione pubblica, ancora oggi, si informa e decide sulla base di quanto veicolato dai mass media

  6. La socialsfera va intesa oggi soprattutto come fabbrica di “contenuti d’opinione” a fruzione diretta (socialnauti) o indiretta (contenuti ripresi dai mass media)

  7. La socialsfera rappresenta però anche una sorta di “soggetto ideale d’opinione” da contrapporre al soggetto d’opinione d’area massmediale. Il rimando tra sfera pubblica massmediale e socialsfera può quindi trasformarsi in un dibattitto di terzo livello, che include il dbattitto all’interno della socialsfera (secondo livello) e il dibattito “locale” (primo livello) sui vari medium (blog, social network)

  8. Il senso di partecipazione stimola la voglia d’azione. Si può sfruttare la socialsfera per raccogliere fondi sotto forma di donazioni o acquisto di gadget (vedere il sito di Generazione Italia)






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